2017/12/29

La notte è quando

La notte è quando
Più non è giorno
Ed il giorno più
Non è che una notte
Inversa senza 
Parole né stelle.

Quando il non-giorno
Più non siamo noi che
Fingevamo fosse notte
Restando abbracciati
Per ore nelle lenzuola
- nella penombra del mondo
Nell'abbraccio delle 
Nostre labbra.

È il non-giorno
Il bacio che ora non ci diamo
Fingendo che mai sia
Il nostro buon-giorno
Per dimenticarci
E consegnarci alla
Notte del nostro essere
Stati insieme.

2017/11/23

Forse, sarebbe stato meglio fidarsi di te

(una lettera senza più tempo)

Mi dispiace,


mi dispiace averti ferito, averti dato la sensazione che tu fossi importante per me, salvo poi stancarmi dopo poco tempo e lasciar prevalere i miei interessi ed i miei spazi. 

Mi dispiace vederti ora che volti le spalle sempre più spesso, che sempre più spesso infili la porta, che sempre più spesso prendi i tuoi spazi - quando suppongo benissimo che pur facendo cose ti chiudi soltanto nella tua solitudine. 

Mi dispiace avere avuto reazioni dure, poco flessibili, acide ed accidiose a seconda della situazione, ed in ogni caso, mi dispiace avere avuto questi comportamenti a seconda delle mie esigenze e tranquillità personali.

Mi dispiace avere vissuto sempre il tuo affetto totale, il tuo amore fatto di piccole cose ma anche di carezze, coccole, fisicità e bellezza come un "prezzo da pagare", quasi un fastidio. 

Mi dispiace avere preso solo la parte più utile di te, ignorando che anche i tuoi sentimenti avessero un potenziale: io non ho mai creduto nel potenziale dei sentimenti, ho sempre mirato al lato pratico. 

Mi dispiace non averti mai detto un "ti voglio" dal profondo dell'anima, "ti apprezzo" vero nel momento del bisogno, di non averti mai dato conforto quando stavi davvero male, se non quando scoppiavi in lacrime e letteralmente crollavi a terra.
Mi dispiace non averti voluto dare quelle piccole conferme che danno le coordinate ad un cuore innamorato affinché esso mantenga la sua direzione.

Non volevo sembrare indifferente alla tua vita, non volevo tu pensassi che le tue gioie, passioni, interessi, inclinazioni non fossero importanti o fossero poco importanti per me. 

Non avrei mai voluto che tu ti sentissi ferito fisicamente e nella tua persona fisica, sessuale, nella tua sfera emotiva. Non avrei voluto che tu ti sentissi fuori posto nella nostra relazione e nella nostra casa, tra le nostre coperte e accarezzando il mio corpo. 

Non avrei mai voluto incarnare l'idea della distanza, della fatica del lasciarsi amare, dell'ostruzione verso le tue fantasie. 

Avrei forse potuto fare di più per coltivare la tua energia, invece di continuare a depauperarla; avrei potuto cercare la tua vicinanza quando anche tu la desideravi, invece di richiederla solo quando volevo io (ed in ogni caso le tue mani ed il tuo respiro ci sono sempre stati).

Forse era esagerato il mio sentirmi dentro ad una scatola di plexiglas. Forse a modo tuo, ed in ogni caso in maniera appassionata, ricercavi solo il mio amore e nonostante i tuoi piccoli difetti stavo crescendo e migliorando.


Non volevo vederti uscire dalla porta per sempre così, con gli occhi gonfi, con il viso tirato, con i passi trascinati e gli angoli della bocca bassi. 

Non volevo fare spegnere il sorriso e la voglia di rimanere responsabilmente bambino.

Non volevo costringerti a non giocare più ed a non godere più delle cose belle e semplici che ti costituivano. 



Non era mia intenzione, non volevo leggere quella lettera che tu avevi già scritto da molto tempo, da quel giugno caldissimo. 

Non pensavo che un giorno decidessi di metterti completamente di traverso, voltare le spalle e fuggire ferito nella foresta della tua vita, lasciando dietro di te una scia di sangue trasparente come le lacrime.

Avrei forse dovuto capirne di più di questa foresta, avrei dovuto entrarci tutte le volte che mi hai proposto di farlo, promettendo di proteggermi dai pericoli e di mostrarmi la tua vera essenza.


Forse, sarebbe stato meglio fidarsi di te. 
Che di male non me ne avresti fatto, ed alla lunga saresti stato un singolare che si potesse unire a me, nel plurale della parola "vita".

Ora è troppo tardi. 

2017/10/31

Altrove, come se

La casa di ringhiera
i muri bianchissimi
le persiane verdi
una ferrovia non
troppo distante,
gatti sul davanzale
piante grasse
sculture in legno
appese alla parete
maschere d'Aftica
profumo di violetta
lenzuola smosse
la moka sul fornello
gambe di donna
chiara pelle e pizzo
i lunghi capelli neri
tra i rebbi della spazzola
un sorriso
un sorriso vero poco
sopra al colletto
di una camicia azzurra

fuori, sole e vento e 
la città.

Divergenze

Oltre le colline

qualcuno osserva
che due corpi
divergono: 
meteore separate
nel cataclisma
vanno a perdersi
ai lati opposti
dell'universo

* * * 

Domenica mattina

luminosi e vanescenti
come le ombre riflesse
nelle mattine di sole
ci allontaniamo
scomparendo
dalle pareti della
nostra stanza.

La notte dei desideri

"o stella cadente, fa che
insieme possiamo stare 
bene"

Eppure
mai (lei) l'ha detto
"Ti desidero"

Dunque (lui) perché 
continua a credere
al suo desiderio
del suo (di lei) non-desiderio?

Stelle cadenti ma
solamente in quanto luce
in avaria
che va a morire oltre
ingenui desideri.

Finché Tu non ci separi

"Senti, ecco tutto
il mio amore" - lui sospirò
mettendo l'anello 
al dito (di lei)

La luce della vita e del mondo
era radiosa. Allora.

"Il dolore, quello che
ti si accende nel petto
è solo ansia" - rise lei
incurante mentre affondava
a due mani 
nel cuore (di lui)

un pugnale di tenebra e di silenzio.
Spense la luce,
(lui) morendo le sorrideva muto.

Di soprassalto

Balzo in piedi
da questo letto tenero
caldo di bontà, seta, schiaffi
coccole represse.

Il mondo attende crudo
batte il piede della realtà
sul selciato; attende nell'androne
con il motore acceso.


Di scatto, con occhi cisposi
di sogni e lacrime 
trascino le lenzuola e tutto
il resto, briciole, vita, via
insieme a me.

2017/10/26

Sulla terrazza, nella pineta, all'imbrunire

"Tu sai quale è l'immenso problema?"
(Lui esordì)

- no. 
(Lei strinse le ginocchia al petto con le braccia, quasi in segno di chiusura, ma era chiaro che lo stesse ascoltando)

"Che dal primo esatto istante io mi sono innamorato di te. 
Non era ricerca di un oggetto del desiderio, solitudine, mancanza, o semplicemente la sola bellezza del tuo viso, dei tuoi capelli, di tutta la tua persona. Io non ti stavo cercando.
Ma ti ho incontrata, ed eri "Tu", la tua aura quasi impercettibile, ma a me molto evidente: eri lì, il rosso amore che sempre avrei voluto, tutto lì, su quella sedia un po' in disparte, nella tua giacca a vento.
Eri "Tu", non ci sono diverse parole per spiegarlo.
Dio solo sa quanto subito ti ho immaginata, stretta a me, il profumo carnale del tuo collo contro le mie labbra, la tua pelle bianca sulla mia, sorridendomi con aria di sfida e di malizia guardandomi dall'alto in basso.
Quanto ti avrei accarezzato le guance, le labbra, preso il volto tra le mani lasciandomi sprofondare sulle tue labbra di lampone.
Subito, ho sentito tutto questo, come quando la potenza di una natura sconosciuta passa accanto, diretta, inarrestabile, come un treno a spostare la mia anima lì ferma ad osservare sulla banchina della vita.
Chissà quante mie notti popolerai, quanto fiato dei miei sospiri sarai, quanti centimetri dei miei sorrisi immotivati in mezzo alla gente saranno dovuti a te d'ora in poi, sicuramente.
Quanti falò sulla spiaggia nei quali vorrei che tu fossi lì a danzare con me, i riflessi ad illuminare ancora di più il tuo volto.
Quanti dolci autunni nei viali di ippocastani vorrei percorrere, sottobraccio a te.
Quanti desideri che insieme a te esprimerei, stretti in un campo di lucciole, nella notte di San Lorenzo.

Chissà."

(lei non parlò, si portò il bicchiere alle labbra, assaporò quel sapore d'Irlanda color ambrato, piegò leggermente il collo all'insù, con la punta del naso rivolta all'imbrunire. 
Impercettibilmente sorrise.)

"Tu sei tutto ciò che di buono questo mondo può essere. Sempre."

(Concluse lui e delicatamente prese le mani di lei un po' infreddolite tra le sue.
Solo un dito di whisky ora separava le loro labbra.
Si sentiva chiaro il ticchettio dei loro cuori ad orologeria come bombe innescate. 
Nonostante i loro differenti percorsi, qualche forza del sottobosco sconosciuta li aveva messi lì di fronte, in una sera d'autunno.
Lui sospirò e socchiuse le palpebre: lei aveva il medesimo sguardo di sfida e di malizia.
L'universo attendeva in platea silenzioso.
E poi...)

2017/07/07

Frammento di conversazione ormai persa

- ... E mi dica, degli ultimi giorni. Gli ultimi giorni: lui come era?

- Mi ricordava la California. Abbagliata dal sole, pallida, quasi malinconica, indifferente alle onde dell'Oceano.

- Mi dica di più di lui. Che lingua parlava allora? Quali parole diceva? Cosa esprimeva?

- Ritornava a tratti. A volte impetuoso, a volte gelido.
Ritornava senza particolari sorprese, frasi di affetto, meraviglie. Sentivo la mancanza di quell'animo da saltimbanco, dei valori, dell'amore che ora credo veramente fosse incondizionato.
Ritornava più risentito. Ritornava da scorribande emotive. Dalla delusione.
Silenzioso, disturbato nel tono, rauco.
Sempre da più lontano. Come un messaggio che giunge e ritorna da una meteora che si allontana inevitabilmente da questa Terra.

- Io, io capisco. Che successe allora?

Disse posando gli occhiali, ed intrecciando le mani sul ventre.
Lei emise un profondo sospiro e si spostò una ciocca ambrata dalla fronte:

- Infine non ebbi più risposta.
Il nero dello spazio, le stelle inutili, la solitudine cosmica, forse anche l'insieme delle cose: lui rimase inghiottito, io credo. Sparito in un singhiozzo.

Il silenzio avvolse i quattro muri color pesca.
L'aria era immobile. Fuori, accennava un improbabile temporale estivo.
L'orologio segnava le ore 18:08.

Un universo aveva da tempo emesso il suo ultimo rantolo.
Una nave salpava muta.

2017/06/27

Irruzione

Senza posa
essenza
fissa dimora
clandestina
la parola

rompe il confine
della patria galera.